Ecco il mio nuovo sito!

E’ online il mio nuovo sito: http://www.artefrolla.com con tante nuove foto, un blog con nuovi post e le foto del mio ultimo concorso che ho vinto, conquistando il titolo di ‘campionessa nazionale di Pasticceria Artistica 2013’!!!

Visitatelo!

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FUNGART – Espressioni artistiche ispirate dai funghi

Il mio gruppo micologico ha organizzato una mostra molto particolare, tutta dedicata ai funghi…e non solo i funghi veri ma anche quadri, ceramiche, disegni, pizzi, sculture lignee e non…tutte ispirate appunto dai funghi.

Anche io ho dato il mio piccolo contributo…e ne sono molto fiera!

Guardate qua sotto cosa ho combinato…

Qui c’è un bel boschetto di abeti  stracolmo di porcini…capitasse un pò più spesso anche nella realtà….

Ecco qua invece un bel boschetto di frassini e tante morchelle!!

E a fine mostra….ce li mangiamo!

La Collegiata di Castiglione Olona

A dicembre sono stata contattata da un giornalista della rivista Orobie, gli sarebbe piaciuto scrivere un bell’articolo su una mia Artefrolla, una qualche opera del patrimonio artistico lombardo, magari romanica, magari no….la scelta era a mia completa discrezione.

Così nelle vacanze di Natale mi sono messa a scartabellare di qua e di là nel web…

La scelta è caduta su un gioiellino della provincia di Varese, magari non molto conoscito ma non per questo meno bello. Consacrata nel marzo del 1425 e terminata nel 1428, la Collegiata sovrasta Castiglione dalla cima del colle un tempo dominato dall’inespugnabile castrum. Esempio d’eccellenza dell’arte gotico-lombarda fu progettata in tutta probabilità da Alberto e Pietro Solari, architetti di Milano, per intenderci quelli che progettarono Santa Maria delle Grazie.

Il progetto mi ha portato via 21 ore, 11 per la realizzazione di tutti i pezzi e 4 ore per montarli. In tutto 36 ore, una cosetta veloce veloce, eh? Il risultato però mi ha molto soddisfatto, le foto del fotografo Marco Mazzoleni erano veramente belle ed anche l’articolo della giornalista Silvia Tropea Montagnosi mi è piaciuto molto. L’ho pubblicato nel blog qualche mese fa.

Ho poi portato la mia Collegiata ad un concorso organizzato dall’Associazione Provinciale Cuochi di Como, “11° rassegna l’arte in cucina” Trofeo “Arturo Della Torre”, tenutosi ad Erba il 20 febbraio 2012. Qui ho ricevuto numerosi incoraggiamenti da parte della giuria a proseguire su questa strada così originale ed a perfezionarmi sempre di più.

Thetravelnews.it – 27 marzo 2012

 

 

Viaggi di pastafrolla

<!– Articolo di Andrea Foschi | –>27 marzo 2012 | INTERVIEWS, Italy | Nessun commento

 

Ecco come trasformare le foto fatte in vacanza e nel weekend in dolcissimi ricordi. Lo fa Elisabetta Corneo che trasforma i monumenti e le icone delle città in torte da mangiare

 

Di Andrea Foschi

Elisabetta Corneo non rimpiange le ore passate su Autocad.  Ha pensato che si può dare una svolta alla propria vita, unendo passione e competenza, con il cake design. Oggi progetta edifici per poterli costruire non più in cemento armato ma in pasta frolla. Una passione, quella per i dolci, nata, quando era bambina.

Racconta: «Avrò avuto 13 anni quando un Natale mia madre mi propose di fare le classiche casette di pan di zenzero utilizzando però la pasta frolla. Ricordo ancora la fatica di quel primo semplice tentativo, con il cioccolato che colava da tutte le parti. Ma siccome sono una gran testarda, non ho smesso di provare e dopo laboriose sperimentazioni ho imparato qualche trucchetto fondamentale, oggi top secret, per far stare in piedi le mie architetture di pasta frolla».

Durante gli studi alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano, tra un esame e l’altro, Elisabetta cominciò a creare dei veri e propri modellini in pasta frolla, progettando e realizzando ville in stile palladiano, basiliche a croce latina o greca, casette stile Hansel e Gretel, o riproducendo chiese realmente esistenti, fotografate in viaggio.

Ma il suo estro è andato oltre: «Un giorno una signora mi chiese di riprodurle il Duomo di Milano per decorare una vetrina. Io la presi come una sfida: ci misi una settimana a progettare il mio modellino, a decidere quanto stilizzarlo, anche in funzione delle dimensioni ridotte, e a costruirmi dei piccoli stampi per le parti che si ripetevano. La realizzazione mi portò via 17 ore di cui 4 solo per montarlo. Tuttora resta una delle cose che ho creato di cui vado più fiera. Ho provato anche a rifarlo, per vedere se riuscivo a impiegarci meno tempo…Niente, sempre 17 ore».

Il 2012 è l’anno di svolta per le ambizioni di Elisabetta. Dopo aver consolidato la sua tecnica con uno stage presso la pasticceria Fuin di Muggiò, non lontano da Como, è arrivato il primo importante ordine: 53 copie del grattacielo della Fifth Avenue di New York, sede di Tiffany, inviate alla stampa italiana, per celebrare i 175 anni della prestigiosa azienda di gioielli. Ovviamente grattacieli da mangiare a colazione da….

Elisabetta Corneo
tel. 3402226909
elisabetta.corneo@fastwebnet.it
blog di artefrolla

52 palazzi di Tiffany New York sono stati consegnati a 52 redazioni di giornali….

Questi i commenti…

 

su STYLE.it

La 5th Avenue è arrivata in redazione!

Torno dalla mia (sporadica) pausa pranzo già di buon umore per la compagnia piacevole e un pasto decente e trovo una redazione saltellante che con risolini e gridolini mi trascina nel mio ufficio.
Il primo istinto è stato quello di domandarmi (nell’ordine) quale attore, cantante, stilista, neonato, animale mi aspettasse varcata quella soglia.

Lo stupore è andato oltre l’immaginazione: elegantemente posato sul mio tavolo da riunione c’era una scatolona, meglio, una teca, con due lati di quell’azzurro unico e inimitabile e quel fiocco bianco, unico e inimitabile, che solitamente caratterizza solo scatoline di piccole dimensioni: la classica confezione di Tiffany.

E dentro (o, signore mie, udite bene!), dentro troneggia lo storico edificio di Tiffany sulla 5th avenue di New York niente meno che in frolla dalle diverse gradazioni di beige e color biscotto: chiaro per le pareti, più scuro per le finestre, bruciacchiato per la porta (aperta, si intende!).

L’omaggio è un’anteprima dei festeggiamenti per i 175 anni del marchio sognato – sempre, a qualsiasi età e in qualsiasi forma e dimensione – da tutte noi donne.

Ora, il problema è questo: apro la teca e lascio che la redazione divori questa meraviglia o la custodisco gelosamente per mostravela in un futuro? Sì, è una captatio benevolentia, ma aiutatemi, è una tale opera d’arte che mi sembra un sacrilegio prenderla a morsi. Di contro tra sei mesi come si sarà ridotta?

Il destino di Tiffany dipende da voi e il suggerimento più creativo potrebbe valer più di poche battute…

 

Il palazzo e la “catapecchia”  

Ok, avete vinto!
Mi dichiaro ufficialmente battuta dalla vostra genialità. E, ammetto, me la sono proprio meritata!
Ma andiamo con ordine: ricordate quando vi domandai se avrei veramente dovuto far azzannare dalla mia redazione il palazzo di Tiffany?
E voi saggiamente mi avevate risposto che sì, conveniva mangiarlo, perché come scriveva Renata “un giorno di adorazione basta e avanza. Se no poi non avrete più il coraggio di azzannarla e rimarrà lì a muffire fino a che vorrete buttarla via, ma non avrete il coraggio e vi mangerete le mani di non averla mangiata… e così via!”.

Beh, nonostante queste sagge parole – e badate bene che mi vergogno molto ad ammetterlo! – in me dominava ancora la fame estetica e non avevo osato togliere la teca.
Oggi ulteriore sorpresa: ricevo un meraviglioso pacco di Sant’Ambroeus (la più celebre ed elegante pasticceria di Milano) senza biglietto. Incuriosita apro la confezione per scoprire il mittente e al posto di una torta (con un biglietto) trovo una casetta di cioccolata che riporta sul basamento la seguente minaccia: “Il direttore si tiene il palazzo, la redazione la catapecchia”.

Chapeau. Geniale. I miei complimenti più sinceri!
Assumerei subito la mente che ha ideato questo tranello! Perché a questo punto sono stata costretta dalla redazione a togliere la teca dal palazzo e a permettere loro di azzanare l’una e l’altra.


Questa la rovina di un incanto. E l’inizio di un momento di ludibrio della redazione.

Ma salverò, come suggeriva Alexis, il quadratino della porta aperta. come invito a entrarci tute le volte che una desidera! ;-))”. E una finestra della catapecchia, come memento che sia sempre meglio vivere il presente, condividendolo con chi ci sta accanto!
Dulcis in fundo, si accettano indizi per scoprire il genio di questa bravata.

 

su cakedesignitalia.it

Mercoledì, 07 Marzo 2012 22:26

Una torta per…

Scritto da 

Una torta per...

 

A cosa serve una torta?
Se ci piazziamo un pò di candeline sopra allora servirà a festeggiare un compleanno.
Se sarà una torta a più piani con pupazzetti su in cima allora molto probabilmente servirà a suggellare un amore nel giorno più bello, quello del matrimonio.
Se ci troviamo dinanzi ad una torta al cioccolato a forma di cuore allora forse siamo a San Valentino e il dono sarà un dolce pensiero.
Anche i battesimi hanno la loro torta, così come le feste di laurea, le celebrazioni religiose.

Oggi la torta è diventata anche altro. E’ diventata un modo per stupire. E’ successo l’altro giorno nella redazione nella quale lavoro.
Il fatto è questo, statemi a sentire: di buon mattino arriva una telefonata: “Buongiorno, vi chiamavamo per avvisarvi che oggi arriverà una scatola per voi, per tutta la redazione!” Noi abbiamo aspettato e quel qualcosa è arrivato.
Era una piccola opera d’arte, era una torta, ma non una torta qualsiasi, bensì una torta speciale. Era un’opera d’architettura, una meta turistica, una riproduzione in scala di un posto dove tante di noi sono state anche senza esserci andate veramente, magari a colazione. Era l’edificio di Tiffany sulla 5ta strada a New York!
Eh già! e dinanzi a quella torta di biscotto, perfetta e con le bandiere (quasi) sventolanti l’intera redazione esclamava: “ohhhhhhh!”
A cosa serviva quella torta? Oltre a farci fare ohhhhhh, naturalmente!
Quella torta serviva come bigliettino da visita, come comunicato stampa, come invito ad un evento Tiffany.
Quante cose può essere una torta! Ma quante torte ci avrebbero fatto esclamare: “ohhhhhhh!”?!
Doveva essere una torta speciale, una torta bella e buona.
Quante cose può essere una bella torta.
Una bella torta può essere persino il miglior modo per fare del marketing.
Io ho avuto voglia di un cappello a falde larghe e occhiali scuri, immaginandomi una gigantesca Audrey Hepburn dinanzi a delle minuscole, dolci vestrine.
La redazione ha sentitamente ringraziato e mangiato.
 
 
 

su Vogue.it

Merenda con Tiffany

In redazione è arrivato un dolce molto particolare…

  • La torta di Tiffany
  • La torta di Tiffany
  • La torta di Tiffany
  • Ingresso
 
Chissà se Holly Golightly ci avrebbe affogato le sue paturnie. Di sicuro le avrebbe addolcite. Di cosa stiamo parlando? Del dolce molto particolare che è arrivato nella redazione di Vogue Italia.

Una torta di biscotto al burro che riproduce, in scala, lo storico building newyorkese di Tiffany, all’angolo tra 5th avenue e la 57ma strada (luogo prediletto da Bill Cunningham per fotografare i look dei passanti da pubblicare sulle pagine di Style del NY Times).

 Il dolce è stato realizzato come “invito” al party per la celebrazione dei 175 anni della maison d’alta gioielleria che si terrà a Milano il 21 Marzo.

Mensile Orobie – marzo 2012

Il Gambero Rosso online – 31 gennaio 2012

Food news

L’Architetta dei dolci

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Basta poco per fare dolci… buoni, ma anche belli. Certo, non siamo nel campo dell’alta pasticceria classica, ma qui la classica, semplice pasta frolla diventa un elemento architettonico con cui costruire i dolci sogni che si avevano fin da bimbi…

Sì, perché Elisabetta Corneo, architetta milanese, fin da piccola adorava i lavori manuali, incoraggiata da sua mamma. Faceva di tutto: maglia, uncinetto, ricamo, lavori con la pasta di sale… Poi, un bel giorno, vedendo su una rivista una casetta di pan di zenzero la folgorazione. Perché non rifarla, e magari di pasta frolla?

 

«Ricordo che riprodurla fu un delirio, soprattutto per farla stare in piedi!», ride Elisabetta. Ma fu un successo. Da allora le richieste di amici, parenti, conoscenti, oltre la casetta ci fu una chiesetta, poi un ponticello, un fiume… poi arrivò un intero villaggio, poi, sfruttando gli studi universitari di architettura, Elisabetta si è cimentata in vere e proprie progettazioni addirittura di monumenti, come il Duomo di Milano. «L’ingrediente principale è la frolla media, con la dose di farina il doppio della quantità di burro – spiega Elisabetta – poi la monto con il cioccolato fondente e con le mandorle, oppure con il cioccolato bianco. Adopero molto anche la pasta di zucchero ammorbidita, che poi coloro a piacimento».

A farla breve, con il passare del tempo, Elisabetta diventa mamma, sopraggiunge la crisi economica e di conseguenza vengono a mancare le consulenze da architetto, quindi a giugno dello scorso anno la svolta definitiva. «Mi sono detta: “perché non trasformare la mia passione in lavoro vero”?». E così oggi, chi vuole una delle creazioni di Elisabetta può contattarla direttamente e lei prepara ad hoc delle vere meraviglie, bellissime da vedere ma ancor più buone da mangiare. Anche se è quasi un peccato.

Artefrolla di Elisabetta Corneo

artefrolla.wordpress.com

tel.              340 2226909 

Clara Barra

31/01/2012

Cucina Gourmet – ottobre 2011

 

 

Il Giorno – 31 luglio 2011

 

Un Duomo così buono da leccarsi le dita

Nelle mani di Elisabetta Corneo la pasta frolla si fa monumento con l’aiuto della cioccolata bianca. Vari capolavori hanno ceduto al suo fascino.

 
Il Duomo di Milano di pasta frolla

Il Duomo di Milano di pasta frolla

Milano, 31 luglio 2011 – Architettura e cucina. Due arti, due passioni infinte, forse per qualcuno impossibili da conciliare, ma non per Elisabetta Corneo, architetto milanese che crea dolci edifici di pasta frolla.

Com’è nata questa passione per l’architettura dolce?
«In realtà mi è sempre piaciuto avere le mani in pasta, già da ragazzina mi divertivo a creare in cucina insieme a mia mamma. La mia prima costruzione risale a più di vent’anni fa, poi galeotta fu una foto sul giornale, una bellissima casetta di pampepato. Ne sono rimasta affascinata, e alla mia mamma venne l’idea: perché non provare a farla con la pasta frolla?».

L’architettura, insomma, era già in lei, prima ancora che se ne accorgesse…
«Forse sì, infatti finite le scuole superiori mi iscrissi ad architettura, continuando a coltivare la passione per i dolci che preparavo per la famiglia e per tutto il vicinato».

Quando avvenne la «svolta culinaria»?
«Quando un bel giorno misero le fotografie delle mie creazioni in un piccolo trafiletto sul giornale. Mi chiamarono in molti, tutti volevano sapere se potevo preparare questi dolci su commissione e ottenni un discreto successo. Poi arrivò l’incarico più difficile…»

 Cosa le chiesero?
«Di fare in pasta frolla il Duomo di Milano. La chiamata arrivò da una signora che aveva una strana drogheria piena di articoli di ogni genere. Il mio dolce le serviva per addobbare la vetrina del negozio».

 Un’ardua impresa?
«Senza dubbio. Passai giorni interi a studiare il Duomo dalla terrazza della Rinascente, allora internet non c’era, e impiegai 17 ore per costruirlo».

 Com’è riuscita poi negli anni a conciliare il lavoro d’architetto con la pasticceria?
«Cucinavo non appena avevo un momento libero, anche se era molto impegnativo. Poi con la nascita di mio figlio ho inziato a lavorare part-time e quindi ho potutto dedicare più tempo alle mie creazioni».

 Ma non si è accontentata di continuare a fare la «pasticciera fai da te».
«Ho avuto la possibilità di fare uno stage alla pasticceria Fuin di Como, dove vivevo fino a qualche mese fa. Ho imparato moltissimo, perfezionato la tecnica, creato tutti i tipi di dolci, ma fare l’architetto mi mancava…».

 Progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe continuare a coltivare questa passione ma ci vuole molto tempo, e per ora non mi permette di guadagnare abbastanza, ma chissà, forse un domani le cose cambieranno…».

di Giada Bellegotti

La Provincia – Como 20 luglio 2011

 

Elisabetta, l’architetto
che innalza pareti di panna

 

 

  • COMO – Il pasticciere, lo dice il nome stesso, fa i pasticci: dolci magari squisiti, spesso dalle forme prettamente non euclidee, magari belli a vedersi, ma con una costruzione che neppure un Gaudi in piena forma avrebbe potuto progettare, anche perché le variabili, soprattutto in sede di cottura, sono innumerevoli. L’architetto, invece, è abituato a calcolare, a disegnare, a fare incontrare le linee in punti precisi, precisissimi: imponenti edifici, palazzi in materiale antisismico, abitazioni ultramoderne, mica la casetta di marzapane della strega delle fiabe. Ma c’è un po’ di favola nella storia di Elisabetta Corneo, milanese trapiantata a Como, in stage alla pasticceria Fuin di Albate, architetto che ha preferito la pasta frolla al calcestruzzo. «A essere sinceri la passione per i dolci è nata ben prima della scelta di laurearmi in Architettura: sarà che in famiglia siamo sempre stati dei gran golosoni». Ancora giovanissima le casette di pan di zenzero preparate per Natale con la mamma: «Utilizzando, però, la pasta frolla. Ricordo ancora la fatica di far stare in piedi quel primo semplice tentativo, con il cioccolato che colava da tutte le parti». Tutti gli aspiranti architetti realizzano dei plastici durante gli studi, ma, anche in questo caso, Elisabetta si distingueva: «Durante l’università, grazie agli studi che mi ispiravano e al tempo libero tra un esame e l’altro, cominciai a creare dei veri e propri modellini in pasta frolla, scoprendo tutta la versatilità di questo materiale. Progettai e realizzai ville in stile palladiano, basiliche a croce latina o greca, casette di Hansel e Gretel, paeselli con chiesetta, ponticello e fiume di cioccolato… oppure riproducevo chiese realmente esistenti che mi incantavano magari per l’armonia dei volumi e delle proporzioni». Da qui una richiesta insolita, una commissione da far tremare i mestoli: «Una signora mi chiese di riprodurle il Duomo di Milano per decorare una vetrina. Io la presi come una sfida: ci misi una settimana a progettare il mio modellino, a decidere quanto stilizzarlo in funzione anche delle dimensioni ridotte e a costruirmi dei piccoli stampi per i pezzi che si ripetevano. La realizzazione mi portò via 17 ore di cui ben 4 per montarlo. Tuttora resta una delle cose che ho creato di cui vado più fiera».

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